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Antonio Romano

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"

Sayan's blog

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Angiwrote:
Buon Natale!



Vieni Bambino Gesù, fai del nostro cuore la Tua culla!
Dec. 23
Angiwrote:

Auguri di una santa festa dell'Immacolata!

Dec. 7
Chicco Zerowrote:
Come ogni turno di notte, eccomi qui per lasciarti un segno, della mia presenza.
 
Ho letto il tuo commento sul mio blog, e mi ha fatto un enorme piacere, parole stupende forse anche troppo mature per un ragazzo della tua età, ma evidentemente
 
sei saggio e adulto, quanto basta.
 
Io sai come ti ho detto sono agostiniano, e sai un motivo per cui cmq sono un cantante, per una frase storica di sant'Agostino, che sicuramente conosci ma te la
 
cito lo stesso: " Chi canta, prega due volte!"
 
Grazie Antonio ti lascio il mio cel. 3938056682 settimana prox sono a nola mi piacerebbe conoscerti di persona, perchè una bella persona come te merita di essere conosciuta dal vivo.
Grazie caro. a presto.
Dec. 5
Angiwrote:
Dec. 3
ciao antonio tutto bene?come va il nuovo anno associativo?buon inizio d'avvento!
Nov. 30
Chiunque entri in questo spazio è il benvenuto. Troverete di seguito pensieri e riflessioni di chiara matrice religiosa-cattolica, si accettano critiche se queste sono educate, pacate, obiettive, libere da pregiudizi e se spingono ad un confronto cordiale. Si invita ad astenersi da critiche feroci fini a se stesse ed offese ai danni di chi scrive, della Chiesa e della religione cristiana-cattolica. L'educazione ed il rispetto sono valori universali che esprimono la dignità di una persona al di là delle sue credenze. Grazie e buona permanenza su questo blog.
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June 30

Piccolo elogio dell'Azione Cattolica paccianese

E' passata la festa di San Pietro ed ho tratto spunto per delle riflessioni che ora voglio condividere:
mi dispiace che nella testa di qualcuno (tra l'altro socio di Azione Cattolica) si stia formando l'idea che l'Azione Cattolica non abbia spiritualità solo perchè il nostro servizio è caratterizzato dalla semplicità e dall'umiltà senza cercare pubblicità, nè lodi e senza esprimere il nostro carisma in modo coreografico; mi dispiace perchè è palesemente una cosa falsa.
In quel poco che ho appreso, sia a livello teorico che pratico, in quanto a religione, a fede, a spiritualità e a testimonianza cristiana posso dire che anche per il "semplice" servizio alla comunità parrocchiale paccianese che offre l'Azione Cattolica - e mi riferisco soprattutto a quelle attività più umili come la costruzione annuale del presepe, all'organizzazione della pesca e della salsicciata di San Pietro, alla pulizia degli stanzini dietro la chiesa oltre che al servizio ordinario catechetico dell'AC - ci vuole spiritualità perchè certi servizi a lungo andare se non sono motivati e supportati dalla fede, dallo spirito di servizio e dalla tensione al bene comune sono destinati a non essere svolti più e ad essere finanche odiati.
Mi permetto di riportare alla memoria di quanti leggeranno quella regola spirituale risalente al VI secolo d.C. ideata dal fondatore dell'ordine monacale benedettino San Benedetto da Norcia, la famosa regola "ora et labora" (prega e lavora) che scandiva la vita comunitaria dei monaci di Montecassino.
Tale regola dice chiaramente come anche il lavoro (che per i monaci consisteva nel coltivare e nel bonificare i campi e nello studio della scienza e dell'arte) è espressione della spiritualità e, insieme alla prima parte della regola ovvero quella dedicata alla preghiera, costituisce un'unica forma di contemplazione di Dio.
Vado ancora più indietro nel tempo, vado al Vangelo di Giovanni nel quale Gesù Cristo - il Signore - dà una forte testimonianza su cosa sia il servizio: per
June 10

Un anno...

Non so se effettivamente lo sia ma sentivo doveroso ricordare questa data che oggettivamente per me ha segnato una svolta.
Oggi è un anno, non voglio dire da che cosa,
un anno da un pomeriggio davvero triste che ha segnato l'inizio di una parentesi buia dalla quale non potrei dire con certezza di esserne uscito.
Il più delle volte sono sereno come se non fosse accaduto niente ma, talvolta incontrollatamente, riemerge o un filo di malinconia o un filo di gelosia; per la malinconia è normale, la gelosia mi fa un po' riflettere...forse è solo il segno e la prova che quel che si provava era autentico come autentico è l'affetto che rimane e rimarrà sempre.
E così passa questo giorno che riporta alla memoria tristi eventi: con una giornata piena che è terminata alle 22 che mi ha lasciato poco tempo di pensare, di ricordare, di trarre conclusioni.
Quello che sento dopo un anno è che almeno in me qualcosa, un minimo legame - dovuto all'aver condiviso l'intimità e la mondanità - rimarrà sempre; è come un vaso il quale dopo essersi rotto, potrà anche essere stato attaccato nel miglior modo di questo mondo, ma avrà sempre le crepe.
L'unico vero e profondo desiderio che ho ora è quello di poter riuscire a dirti senza imbarazzi e di persona che TI VOGLIO BENE e che magari dicessi che mi vuoi bene anche tu.
Quando poi le cose finiscono viene da pensare al futuro: cosa sarà della mia vita? Qual'è la strada per me? Chi è la persona per me? E dov'è?
A tali domande rispondo con il dolce (e un po' oscuro in verità) abbandono alla Divina Provvidenza:
Oh Dio nelle Tue mani affido la mia vita! Rendila un capolavoro!
Donami di conoscere una persona dolce, sensibile, poco orgogliosa, delicata che abbia anche lei Te al centro del proprio cuore (perchè so che in fondo Tu per ora mi vuoi laico).
Così sia!
May 26

Da "Pensieri" di Blaise Pascal 2

Dal pensiero n°250:
Dio, volendo renderci inintellegibile la difficoltà della nostra esistenza, ne ha occultato il nodo così in alto, o per meglio dire, così in basso, che noi siamo incapaci di raggiungerlo; in modo che non è per mezzo dei superbi tentativi della nostra ragione, ma per mezzo della semplice sottomissione della ragione, che possiamo veramente conoscerci.
Questi fondamenti, solidamente basati sull'autorità inviolabile della religione, ci fanno conoscere che ci sono due verità di fede ugualmente costanti: una, che l'uomo, nello stato di creazione o in quello di grazia, è elevato al di sopra di tutta la natura, reso quasi simile a Dio, e partecipe della sua divinità; l'altra, che nello stato di corruzione e di peccato è caduto da questo stato di grazie e reso simile alle bestie.
...
l'uomo, per mezzo della grazia, è reso quasi simile a Dio, e partecipe della sua divinità, e che, senza la grazia, è simile alle bestie.

251. Senza queste divine conoscenze, che cos'hanno potuto fare gli uomini, se non o elevarsi nel sentimento interiore che rimane loro della passata grandezza, od abbattersi alla vista della loro presente debolezza? Poichè, non vedendo l'intera verità, essi non hanno potuto raggiungere una virtù perfetta. Gli uni considerando la natura come incorrotta, gli altri come irreparabile, non hanno potuto fuggire o l'orgoglio o l'accidia, che sono le due fonti di tutti i vizi; giacchè non [possono] far altroche abbandonarvisi per viltà o uscirne per orgoglio. Poichè, se essi conoscevano l'eccellenza dell'uomo, ne ignoravano però la corruzione; quindi evitavano sì la pigrizia, ma si perdevano nella superbia; e se riconoscevano l'infermità della natura, ne ignoravano la dignità: in modo che essi potevano bene evitare la vanità, ma per precipitare nella disperazione.
...
La sola religione cristiana ha potuto guarire questi due vizi, non scacciando l'uno per mezzo dell'altro, con la saggezza terrena, ma scacciando l'uno e l'altro, con la semplicità del Vangelo. Poichè essa insegna ai giusti - che eleva fino alla partecipazione della divinità stessa - che in questo sublime stato essi portano ancora la fonte di ogni corruzione, la quale li rende durante tutta la vita soggetti all'errore, alla miseria, alla morte, al peccato; ed essa grida ai più empi che hanno la possibilità di ottenere la grazia del loro Redentore.

259. Questa religione insegnava ai suoi fanciulli quel che gli uomini avevano potuto conoscere con i loro più grandi lumi.



May 12

Contro i vittimismi

Mi capita molte volte di leggere alcune frasi melassate di chi, volendo consolare qualcuno, dice che sono gli altri a non capire e che in fondo si è incompresi.
Devo dire che mi suscitano sempre una certa angoscia e una sensazione di rigetto perchè trovo tali frasi altamente false ed ingannevoli che servono solo ad alleviare i dolori di certe persone facendole però naufragare sull'isola dell'illusione.
Bisogna guardare la realtà con lucidità, con onestà intellettuale! Bisogna accettare la realtà così com'è e non convincersi che la realtà sia quella che vorremmo che fosse!
Bisogna fuggire ogni sorta di vittimismo, bisogna smettere di pensare e di dire che sono gli altri a non comprenderci e che noi siamo incompresi, bisogna invece sollecitare le persone a rivelare tutte se stesse, ad essere pienamente loro con gli altri, a manifestare il buono che è in loro con tutti.
Potremmo anche essere incompresi però non dò la responsabilità di ciò solo alla superficialità nelle analisi di qualcuno, anzi il motivo principale nonchè l'origine di tale incomprensione viene da noi e dal nostro nasconderci agli altri.

May 09

Da "Pensieri" di Blaise Pascal

145. Le altre religioni, come le pagane, son più popolari, perchè sono fatte di cose esteriori, ma non sono per le persone intelligenti.
Una religione puramente intellettuale sarebbe più adatta alle persone intelligenti, ma non servirebbe al popolo. Solamente le religione cristiana è adatta a tutti, dato che è mescolata di cose esteriori e interiori. Eleva il popolo all'interiorità, e livella i superbi all'esteriorità; non è perfetta senza le due cose, perchè bisogna che il popolo intenda lo spirito della lettera e le persone intelligenti sottomettano lo spirito alla lettera.

147. Due eccessi: escludere la ragione, non ammettere che la ragione.


149. Vi sono tre tipi di persone: gli uni servono Dio perchè l'hanno trovato; gli altri si applicano a cercarlo perchè non l'hanno trovato; altri ancora vivono senza cercarlo nè averlo trovato. I primi sono ragionevoli e felici, gli ultimi sono pazzi e infelici, quelli di mezzo sono infelici e ragionevoli.

155. La fede dice bene ciò che i sensi non dicono, ma non il contrario di ciò che essi vedono. Essa è al di sopra, ma non contro.

156. Il primo atto della ragione è di riconoscere che un'infinità di cose sono al di là di essa; sarebbe ben debole, se non riconoscesse questo. Perchè, se le cose naturali sono al di là della sua portata, che cosa si dirà delle soprannaturali?

160. Se si sottomette tutto alla ragione, la nostra religione non avrà niente di misterioso e di soprannaturale. Se si offendono i principi della ragione, la nostra religione sarà assurda e ridicola.


161. Gli uomini spesso scambiano la loro immaginazione per il proprio cuore; e credono di essere convertiti quando pensano a convertirsi.


162. Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce affatto...

163. E' il cuore che sente Dio, non la ragione. Ecco che cos'è la fede: Dio sensibile al cuore, non alla ragione.

219. Quando tutto si muove ugualmente, nulla si muove in apparenza, come su una nave. Quando tutti vanno verso la dissolutezza, sembra che nessuno ci vada. Chi si ferma fa rilevare lo spostamento degli altri, come se fosse un punto fisso.

220. Coloro che si trovano nella sregolatezza accusano coloro che sono nell'ordine di allontanarsi dalla natura, credendo di seguirla: come coloro che sono a bordo di una nave credono che quelli che stanno a terra si allontanino. Il linguaggio è il medesimo ovunque. Bisogna avere un punto fisso per giudicarne. Il porto giudica coloro che stanno sulla nave; ma dove troveremo un porto nella morale?

226. La grandezza dell'uomo è laddove egli si riconosce miserabile. Un albero non si riconosce miserabile. E' dunque essere miserabili riconoscersi tali; ma è anche un segno di grandezza riconoscere la propria miseria.

April 24

Ricordati...

...tu che probabilmente leggi questo blog,
ricordati di quel frammento di San Paolo che la Provvidenza volle donarti su quella pallina di Natale:
Ro 7, 19
Sappi che mi fai del male!
Sappi che quella freddezza troppo fredda è come una pugnalata inaspettata!
Mi affliggo e mi domando:
"ma perchè !?"
Voglio impegnarmi ad essere, per quel che si può, se non amico, quantomeno una persona gradita,
ma il tuo fare è davvero raggelante e finisco per innervosirmi risultando permaloso ed intollerante.
Eppure da me ricevi solo gentilezza e tenerezza che sono solo gentilezza e tenerezza, non altro!
Lo faccio nonostante il tuo gelo.
Lo faccio perchè sono cristiano!
Lo faccio perchè il Signore mi insegna a porgere l'altra guancia, a dimenticare il male, ad essere Bene.
Quanto dolore! Quanta stanchezza!
Il vederti essere con me così mi terrorizza, mi sciocca, mi amareggia davvero tanto.
Non vedo in te un po' di gratitudine, un po' di affetto residuo, un po' di calore per me!
Chissà se leggerai? Chissà se farai passare queste parole di dolore nella tua coscienza?
Chissà se le confronterai con ciò a cui ti chiama la fede?
Chissà se penserai che la carità deve essere per tutti?
Che la nostra capacità di amare va esercitata con tutti?
Chissà se penserai che se ti scrivo queste parole è perchè
ti voglio bene!

April 21

Raggi di sole tra nuvole tempestose

Anche questo week-end siamo stati a Tornimparte tra i nostri fratelli abruzzesi.
 
Queste esperienze sono uno dei motivi che mi fanno amare la Chiesa e l'Azione Cattolica!
Queste esperienze sono quelle che mi fanno essere sicuro della mia scelta di essere discepolo di Gesù!
Queste esperienze sono quelle che non mi fanno stare zitto quando si attacca la Chiesa: la Chiesa è principalmente questa! Amore per Dio e amore per il prossimo! E io non posso tacere l'Amore di cui sono testimone!
Il viaggio, il pernottamento a terra costano fatica ma niente è quanto il guadagno che se ne ricava in termini di emozioni e di riflessioni.
Grazie Signore perchè è in queste esperienze che avverto forte la Tua presenza perchè riesci sempre a ribaltare le logiche umane: in un contesto di dolore ci hai dato motivi per sorridere e per essere felici di essere al mondo! In quel campo di tende blu, dove sembrava regnasse la paura, ci hai mostrato la bellezza e la ricchezza dello stare insieme e hai fatto riscoprire a noi ed ai fratelli abruzzesi la bellezza trascendente del dare amore e del ricevere amore!
E' in queste situazioni di Tua apparente assenza che invece trovo segni del Tuo esistere!
Grazie Signore!
 

April 14

Cronaca e riflessioni di una giornata e mezzo a Tornimparte

Nella notte di Pasqua, pochissime ore dopo aver celebrato la Resurrezione del Signore, alle 03.45 io, Marco, Biagio e Vincenzo siamo partiti alla volta di Tornimparte, paesino in provincia de L'Aquila, dove ci attendeva don Danilo Priori, assistente diocesano dell'Azione Cattolica.
Compagni di viaggio Raffaele Cerciello (che ha messo a disposizione il pulmino della Caritas diocesana e tante scorte di cibo e acqua), due ragazzi e due ragazze della diocesi di Nocera-Sarno (Claudio, Michele, Carmela e Maura) mentre lì ci hanno raggiunto due ragazzi della diocesi di Cesena-Sarsina (Francesco e Giacomo).
Siamo arrivati a Tornimparte, se non erro, verso le 8.30, il nostro compito era quello di animare le Messe di Pasqua e del Lunedì in albis e di stare i pomeriggi di Pasqua e la mattina di pasquetta con i bambini.
Il campo di tende dove siamo stati noi era uno dei campi più "fortunati" perchè le persone ospitate lì non avevano perso parenti e casa però erano molto spaventate e provate dalle varie scosse che poi sono seguite al terremoto del 6 aprile, anche se alcuni di noi hanno avuto modo di andare ad animare la Messa al campo di S.Elia, che è nei pressi de l'Aquila e lì c'è la disperazione più forte.
Nel tardo pomeriggio abbiamo visitato Onna...che dire? Uno scenario impressionante, sembrava fosse stata bombardata, non c'era una casa in piedi, solo macerie!
La notte l'abbiamo passata a Villagrande in una tenda non ancora assegnata o forse volutamente non riempita perchè alcune persone per paura degli sciacalli hanno preferito dormire in auto vicino la propria casa, dopo la Messa del mattino siamo ripartiti per ritornare ciascuno alle proprie città.

Ora alcune riflessioni e sensazioni:
i soccorsi e l'assistenza stanno funzionando benissimo, il campo dove siamo stati noi (a Palombaia) è gestito dalle persone della Protezione Civile siciliana le quali sono gentili e calorose e stanno lavorando davvero tanto nel mandare avanti il campo.
Ho riflettuto ed ho notato di come ci fossero tante analogie con la Passione del Signore: nella Protezione Civile ho visto quell'abbassarsi e aiutare a portare la croce di Simone di Cirene, ho visto l'alleviare le sofferenze del corpo; in noi della Chiesa ho visto invece l'asciugare il viso dal sangue e dal sudore della Veronica, ho visto, anche se è stata poca cosa, l'alleviare le sofferenze dello spirito.
L'augurio e l'impegno è quello di realizzare ciò che è avvenuto dopo la Passione e la morte di Gesù: la Resurrezione!
E l'Azione Cattolica ci metterà il suo!
Me ne torno da Tornimparte ancor più innamorato dell'Azione Cattolica, della Chiesa e di Dio: in quei campi il laicato cattolico era rappresentato per lo più da noi dell'AC, i sacerdoti nelle omelie hanno detto che l'Azione Cattolica è stata la prima a muoversi e ad andare nelle zone terremotate, don Mauro, parroco nel campo di S.Elia, vedendo la testimonianza di noi giovani di AC che a Pasqua, invece di fare festa con le nostre famiglie, siamo andati in Abruzzo, si è convinto ancor di più di volerla fondare nella sua parrocchia.
Tale attestato di gratitudine mi riempie il cuore di gioia e gli occhi di lacrime, mi rende orgoglioso di essere socio dell'Azione Cattolica, un'associazione che tutti stanno dimenticando, anche nella Chiesa, solo perchè non appare e non si fa pubblicità, ma che è sempre lì pronta a muoversi e ad andare dove c'è bisogno di aiuto materiale e spirituale
. Un'associazione che, nonostante sia stata la prima aggregazione laica ecclesiale, ancora oggi è profetica, ancora oggi ha tanto da insegnare a tutti, ancora oggi merita rispetto e stima perchè dove c'è davvero la gente che ha bisogno lì c'è l'Azione Cattolica, lì c'è la Chiesa.
Faccio riferimento alla Chiesa perchè se c'è una cosa che l'Azione Cattolica non ha dimenticato, a differenza di qualche altro gruppo, è che prima di essere Azione Cattolica è Chiesa! Un'associazione che già pensa al "dopo-terremoto" perchè sa che quello che maggiormente conterà sarà quando i giornali non parleranno più dell'Abruzzo e servirà un invio costante di aiuti alimentari ed economici oltre che di persone che vadano là ad allietare un po' le giornate.
Voglio esprimere delle parole anche sugli abruzzesi: sono delle persone che hanno tanta dignità, che soffrono in silenzio, che in questa situazione di dolore, di difficoltà, di precarietà ci hanno offerto una grande ospitalità. Ciò che più mi ha colpito, parlando con alcuni vecchietti, è stato il dolore profondo e le lacrime nel ricordare i giovani morti.
Una riflessione sulla Chiesa: in questi quasi due giorni ho percepito l'essenza più pura della Chiesa perchè la Chiesa è prima di tutto lo stare in mezzo alla gente a testimoniare Gesù risorto attraverso la vicinanza umana e l'amicizia; ho sentito ancora di più la presenza di Cristo nella Chiesa perchè tale disponibilità al sacrificio, tale voglia di aiutare, la gioia paradossale che ne deriva è qualcosa di più grande dell'uomo!
Un'ultima riflessione sulla vita e sulla sofferenza: in queste situazioni difficili si riscopre il valore della fratellanza, del dono, dell'offerta, della comunità e ci si rende conto di come possa essere più piena questo tipo di vita che quella che facciamo noi immersi nel benessere, nelle comodità, nella società del consumismo che ci conduce alla solitudine, all'egoismo e all'alienazione dalla comunità.
Mi domando "ma che vita facciamo noi"!? Mi convinco che tutta questa ricchezza è solo un inganno, è solo un'illusione; solo il "cercare le cose di lassù" ci rende felici davvero e ci fa respirare una vita piena.


April 06

Risonanze da Mc 14, 1 - 15, 47

I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Lo abbiamo udito mentre diceva: "Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d'uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d'uomo"». Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. (Mc 14, 55-61)
 
Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!». (Mc 15, 39)
 
Dal Vangelo di ieri riporto due risonanze personali: questi due passi sono quelli che più mi hanno spinto a fare una riflessione più profonda perchè, nel primo, ci ho trovato un'attualità impressionante, mentre il secondo mi ha suscitato inquietudine e un po' di preoccupazione.
Del primo, ciò che mi ha spinto a riflettere, è il fatto che, anche oggi, molte volte non si sa quale sia la verità perchè vi sono testimonianze false e contrastanti che generano confusione, che impediscono un giudizio corretto, che possono condurre ad errori di valutazione facendo convincere le persone di cose false e quindi plagiandole di fatto.
E qui mi riferisco a molte delle  agenzie di stampa le quali hanno l'allucinante capacità di scrivere su uno stesso tema tutto e il contrario di tutto!
Sono un po' di settimane che faccio delle riflessioni sulla stampa, saranno infondate e prive di conoscenza della realtà, però...chi se ne frega!
Io penso innanzitutto che l'informazione in toto dovrebbe essere libera dalla logica del profitto, ovvero quella di vendere per guadagnare; l'informazione è, secondo me, intrinsecamente troppo importante per sottostare a tale logica che, in tale contesto, risulta essere inibitrice e talvolta deviante.
Dico questo non solo per motivazioni filosofiche ma anche pratiche: a volte mi capita di vedere titoli ad effetto sui giornali che lasciano pensare una cosa e poi mentre leggi l'articolo ti rendi conto che le cose stanno un po' diversamente e capisci che quel titolo è stato messo così solo per attirare attenzione e stimolare all'acquisto: se non è una manipolazione totale dell'informazione lo è sicuramente in modo parziale!
Quello di "aggiustare" le notizie o di riportarne solo gli aspetti che più fanno comodo è un vizietto di un po' tutti i giornali: mi vien da dire allora che l'informazione che fanno i quotidiani ha un minimo di manipolazione di base.
Arriviamo al paradosso e alla perversione che la stampa invece di informare e di essere agenzia culturale diventa agenzia di disinformazione, di confusione e di ignoranza (proprio come avviene nell'episodio del Vangelo riportato)!
Pertanto ho maturato un giudizio di sostanziale sfiducia nei confronti dei giornali e mi viene da consigliare a tutti di confrontare una data notizia su più giornali o, ancor meglio, andare alla fonte quando è possibile.
 
Del secondo passo ho scritto che mi inquieta; voi mi direte perchè visto che c'è il riconoscere del legame con Dio di Gesù da parte del centurione?
Ecco, il motivo è proprio il centurione! Il centurione è un pagano, non un membro della "chiesa" di allora, ed è lui a riconoscere in Gesù il Cristo e non i membri del sinedrio.
Questo passo richiama poi quello del buon samaritano dove, di fronte ad un povero, nè il sacerdote e nè il levita si fermano a soccorrerlo.
Cosa vogliono dire questi passi? Che Gesù Cristo, i primi a non riconoscerlo, sono stati proprio i membri del clero di quel tempo.
Tutto ciò mi inquieta e mi invita a pensare seriamente e continuamente a non fossilizzarmi sui precetti sovrordinandoli all'amore poichè, solo con l'amore nel cuore, tali precetti si possono applicare secondo il vero spirito di chi li ha donati all'uomo; mi invita a riflettere e a mettere in discussione il mio essere nella Chiesa, a stare attento al mettere sempre la persona prima di tutto, a vederne le esigenze, le difficoltà; mi desta un po' di preoccupazione perchè so che non sempre riesco a pensare e ad amare così!


March 24

Turbolenze

E' un periodo questo un po' strano, confuso, appunto turbolento.
Non tanto dal punto di vista spirituale ma dal punto di vista...diciamo ormonale.
E' una cosa che non mi è mai capitata ma in questo periodo sto provando attrazione per più di una persona.
Per alcune colleghe, per qualche amica e nonostante tutto...anche per il mio "passato".
Non so che pensare.
March 15

Arisa - Sincerità

Questa è la canzone più originale di Sanremo!

Voi mi direte "perchè!? E' una canzone d'amore!", io vi dico "si, è una canzone d'amore ma parla dell'amore vero ed eterno!".

In una epoca come la nostra caratterizzata fortemente da relazioni frammentarie ed amori superficiali, o comunque amori nei quali si è disposti poco a sopportare le difficoltà della relazione, che ci hanno portato a dire che l'amore è eterno finchè dura, una canzone come questa rispolvera quell'antico (ma non per questo obsoleto) e sempre attuale valore dell'amore eterno.

E' un segno di controtendenza e di vero (e in questo caso sanissimo) anticonformismo nei confronti della società dei reality dove la dinamica fondamentale è giudicare e criticare gli altri, dove per la semplice voglia di divertirsi si svende il proprio corpo ed i propri sentimenti, dove ci si approccia agli altri con una strategia di gioco e dei calcoli ben precisi.

Questa canzone parla dell'eternità dell'amore come un obiettivo, una bella meta, come un appiglio sicuro e imprescindibile per la ricerca della felicità, come un desiderio vero e profondo che parte dall'anima e non come una condanna come oggi si vorrebbe far pensare all'amore.

La musica poi è leggera e delicata come una coccola e rende la canzone piacevole da ascoltare e da canticchiare suscitando poi sensazioni di serenità e libertà che portano a concludere che l'amore è proprio come la musica di questa canzone.

E allora viva, viva, viva questa canzone che ci rimanda a Colui la cui essenza è proprio l'Amore eterno al quale aneliamo!

 

 

Sincerità

Adesso è tutto così semplice
Con te che sei l’unico complice
Di questa storia magica
Sincerità
Un elemento imprescindibile
Per una relazione stabile
Che punti all’eternità
Adesso è un rapporto davvero
Ma siamo partiti da zero
All’inizio era poca ragione
Nel vortice della passione
E fare e rifare l’amore
Per ore, per ore, per ore
Aver poche cose da dirsi
Paura ed a volte pentirsi
Ed io coi miei sbalzi d’umore
E tu con le solite storie
Lasciarsi ogni due settimane
Bugie per non farmi soffrire
Ma a volte era meglio morire
Sincerità
Adesso è tutto così semplice
Con te che sei l’unico complice
Di questa storia magica
Sincerità
Un elemento imprescindibile
Per una relazione stabile
Che punti all’eternità
Adesso sembriamo due amici
Adesso noi siamo felici
Si litiga quello è normale
Ma poi si fa sempre l’amore
Parlando di tutto e di tutti
Facciamo duemila progetti
Tu a volte ritorni bambino
Ti stringo e ti tengo vicino
Sincerità
Scoprire tutti i lati deboli
Avere sogni come stimoli
Puntando all’eternità
Adesso tu sei mio
E ti appartengo anch’io
E mano nella mano dove andiamo si vedrà
Il sogno va da se, regina io e tu re
Di questa storia sempre a lieto fine
Sincerità
Adesso è tutto così semplice
Con te che sei l’unico complice
Di questa storia magica
Sincerità
Un elemento imprescindibile
Per una relazione stabile
Che punti all’eternità…


March 14

Fabrizio De Andrè - Tre madri

Consiglio a tutti l'ascolto di questa canzone del mitico Fabrizio De Andrè e ad andare oltre gli unici parametri di giudizio della musica attuale ovvero l'orecchiabilità della musica e la bellezza della voce del cantante (a volte penso che oggi gente come Battisti e De Andrè non avrebbe il successo che hanno avuto ai loro tempi).
Questa canzone esprime un pathos davvero fortissimo (oggi stavo per piangere in macchina nell'ascoltarla), la sofferenza delle tre madri che piangono nel vedere i loro figli morire è cruda, immediata, amara, emozionante.
Ci troviamo sul Calvario e di fronte alle tre croci alzate con i tre condannati a morte, Gesù e i due ladroni (Tito e Dimaco secondo gli apocrifi), assistiamo a questo dialogo, pervaso di sofferenza e di amore, tra le madri di Tito e di Dimaco e Maria madre di Gesù.
La canzone inizia con le madri dei ladroni che si rivolgono ai rispettivi figli, rivolgono loro frasi impregnate del dolore più atroce, quello di una madre nel vedere il figlio che muore, ma trasuda dalle parole anche un sottile filo di affetto; si rivolgono poi a Maria dicendole che quasi il suo pianto non ha ragione d'essere, ma non l'attaccano per essere una "privilegiata", capiscono bene il dolore umano che anch'ella prova.
Maria prende la parola per rispondere alle due donne e per rivolgersi a suo figlio: parte un amaro, sofferto e sobrio grido di dolore che nasce da quell'amore particolare che solo le mamme possono provare avendo portato i loro figli nel grembo e avendo sofferto per farli nascere.
Anche se Madre di Dio Maria in quel momento non è meno umana delle altre due madri e piange per quella perdita essendo cosciente però che suo figlio, il Figlio di Dio, aveva una missione e con quell'epilogo la stava portando a compimento.
La musica è lenta e triste, coerentemente a ciò che racconta ed aiuta ad empatizzare con la canzone.
Io ritengo sia stupenda.
 
Madre di Tito:
"Tito, non sei figlio di Dio,
ma c'è chi muore nel dirti addio".

Madre di Dimaco:
"Dimaco, ignori chi fu tuo padre,
ma più di te muore tua madre".

Le due madri:
"Con troppe lacrime piangi, Maria,
solo l'immagine d'un'agonia:
sai che alla vita, nel terzo giorno,
il figlio tuo farà ritorno:
lascia noi piangere, un po' più forte,
chi non risorgerà più dalla morte".

Madre di Gesù:
"Piango di lui ciò che mi è tolto,
le braccia magre, la fronte, il volto,
ogni sua vita che vive ancora,
che vedo spegnersi ora per ora.

Figlio nel sangue, figlio nel cuore,
e chi ti chiama - Nostro Signore -,
nella fatica del tuo sorriso
cerca un ritaglio di Paradiso.

Per me sei figlio, vita morente,
ti portò cieco questo mio ventre,
come nel grembo, e adesso in croce,
ti chiama amore questa mia voce.

Non fossi stato figlio di Dio
t'avrei ancora per figlio mio".

February 22

Il nano e il gigante

Io sono ricco e potente,

fisicamente prestante e molto attraente,

sono di ville e di auto possedente,

mi sento il migliore tra la gente

e per le strade con fiero passo

mi compiaccio di guardar dall’alto in basso.

Io sono sapiente e dominante

Sono contento di essere il gigante.

 

Caro gigante, non essere saccente,

la mia altezza è un limite apparente

dopo anni di derisione e di dolore

ho capito che non era un disonore,

ho capito che la benigna natura

non mi ha odiato dandomi questa statura.

Poiché ho notato che per le persone poter guardare

Gli occhi verso l’alto dovevo mandare.

Io sono umile, mite e cristiano,

Non contento, ma felice di esser nano.

 

Nella vita posso realizzare ogni mio sogno

Figuriamoci se di un Dio possa aver bisogno

Tra donne, soldi, macchine e mondanità

Del guardare in alto proprio non ve n’è necessità;

Ma comunque non ne capirei il perché

Non riuscendo a vedere altri che me.

 

Guardando in alto anche il cielo vedevo

E molte volte lì a guardarlo in silenzio rimanevo,

sensazioni di immensità mi riempivano il cuore,

mi spingevano ad andare incontro all’altrui dolore

e dispensare la gioia di quel vedere

che io, proprio perché nano, potevo godere.

Ad essere in realtà più alto a dirmelo è stato,

né la carne, né il sangue, ma il cielo che me lo ha rivelato.

Così concluse con grande fermezza:

caro gigante io ho una certezza:

che la tua vantata e umana altezza

presso Dio non è che mera stoltezza!

 

Io che ascoltavo questa conversazione

Pensai, con meraviglia e ammirazione,

che non del nano fosse la peggiore condizione,

che di tutti quella era la vera vocazione

e mi resi conto, tra i due che parlavano,

che ad esser basso non fosse il nano.

February 10

Pensieri sulla vita, sulla morte, sulla coscienza

Stanotte non riuscivo a dormire, pensavo ad Eluana e alla sua vicenda, e pensando mi sono ricordato che tanti anni fa c'è stata una notte nella quale ho fatto un sogno brutto, era la notte quando venne eseguita la condanna a morte di Derek Rocco Barnabei e con la testa riempita dall'eco di quella notizia sognai un'esecuzione come di quelle che si fanno in Asia dove il condannato viene messo in ginocchio e gli viene sparato un colpo in testa.
Era il 14 settembre del 2000, avevo 13 anni, da pochi giorni ero studente delle superiori e non facevo ancora parte dell'Azione Cattolica, non sentivo nessuna appartenenza alla Chiesa, la religione mi interessava pochissimo eppure già allora, in modo del tutto spontaneo, pensai che nel condannare a morte in sè ci fosse qualcosa di crudele.
Nessun convincimento mi spingeva a pensarlo, solo la coscienza.
 
Cos'è la vita? Qual'è il suo senso? La vita è forse l'insieme delle cose che si possono fare o quantomeno la potenzialità di farle? La vita è forse un gettone che serve a farci giocare e che quando non è in grado più di farlo ce ne andiamo? La vita è vita solo se è "normale"? Non sono forse definizioni un po' troppo riduttive, materialiste ed utilitaristiche della vita?
Ci si domanda che senso potesse avere la vita di Eluana in quello stato? Domanda alla quale è difficile rispondere ma che sicuramente non apre automaticamente al pensiero di doverla far morire.
Forse quella vita avrebbe potuto non avere senso (ma chi siamo noi per dirlo? Non sappiamo nemmeno se la nostra vita "normale" abbia un senso!), ma la società, lo Stato non può accettare di dover togliere una vita quando questa, anche se incosciente e necessitante di alimentazione ed idratazione attraverso il sondino nasogastrico, per il resto è autonoma nelle sue funzioni e non ha bisogno di macchinari che la aiutino nè di cure particolari.
C'è da capire il dolore dei genitori ma c'è da capire anche chi è chiamato alla responsabilità di mandare avanti un paese e deve scegliere cosa è meglio per tutti, c'è da capire anche il ruolo della medicina che non è quello di procurare la morte, c'è da capire che in ballo non vi è solo la libertà di chi magari sceglie di voler morire ma anche la libertà di chi dovrebbe eseguire tali scelte.
Certe vite e certe condizioni che non hanno i requisiti dell'accanimento terapeutico, anche se sembrano senza senso, in coscienza non mi sentirei di porvi fine.
January 23

Da "L'imitazione di Cristo"

Stasera alla riunione si parlava di camorra, mafia, Stato, politica, piegarsi, non piegarsi a certe logiche criminali, scegliere il male minore...
posto questo stralcio appena letto dal libro di origine medievale "L'imitazione di Cristo":
 
"Oggi, invece, già uno è ritenuto buono se non tradisce la fede; se riesce a sopportare con pazienza quel che gli tocca. Tale è la nostra attuale condizione di negligente tiepidezza, che ben presto cadiamo dal fervore iniziale; pigri e stanchi, già ci viene a noia la vita.
Voglia il Cielo che in te non si vada spegnendo del tutto l'avanzamento nelle virtù; in te che frequentemente hai avuto sotto gli occhi gli esempi dei santi."
 
Dedicato soprattutto a chi frequenta e vive l'Azione Cattolica.
December 25

Pensieri di una notte di primo inverno

Come vorrei dire "mi manchi"
senza aver paura che ti allontani di nuovo!
Come vorrei riuscire a capire come ragiona il mio cuore!
Come vorrei riuscire a dominarlo!
Se ci ripenso ci trovo solo tuoi sbagli,
solo il tuo egoismo,
solo la tua immaturità!
Eppure pagherei qualsiasi cifra,
farei qualsiasi sacrificio
pur di rivivere uno solo di quei
- mi vien da dire beati - giorni.
Mi dispiace e me la prendo con me stesso
di non riuscire a provare il sollievo, il conforto e la tenerezza
al ricordo della venuta nel mondo della Luce vera, Gesù!
Questo è un anno di passaggio,
tu Signore dovrai aiutarmi a riscattare
perchè per quel poco che faccio per Te
un po' di felicità vera penso di meritarla!
Tu che hai detto
"il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate"
provvedi a colmare questo mio bisogno
che non è un bisogno materiale,
ma è un bisogno dell'anima,
il bisogno di trovare una persona
che mi faccia dimenticare il freddo della solitudine,
che mi capisca, che sia affettuosa,
che mi dia sicurezza
e mi faccia sentire sempre con le spalle coperte.
Che mi faccia rivedere Te nell'amore che mi dona.
Solo di questo ho bisogno!
November 17

Sulla Parola di Dio e sull'educazione

E' quasi un mese che non scrivo e lo faccio ora per fare sintesi di due incontri formativi ai quali ho partecipato: il week-end di formazione dei responsabili di Azione Cattolica dal titolo "Lampada ai miei passi è la tua Parola" e il seminario dell'ACR dal titolo "Il rischio della libertà".
 
WEEK-END DI FORMAZIONE RESPONSABILI
 
Come è facile intuire dal titolo questo week-end ha avuto come tema la Parola di Dio e il ruolo centrale che ricopre all'interno della formazione di Azione Cattolica.
E vista la centralità della Parola le attività si sono sviluppate seguendo due sottotemi che si possono riassumere in "come leggiamo ed intepretiamo la Parola" e in "come portiamo la Parola nei gruppi (in quanto educatori) e nella vita quotidiana".
La domanda che più mi è entrata nel profondo, e che più sento rappresenti ora la mia Missione, è "come porto la Parola di Dio nel quotidiano"?
Provo a rispondere a partire dalla mia esperienza.
Io penso che, compito del cristiano che testimonia, sia far incontrare la Parola con l'uomo, in quanto la Parola è stata donata da Dio all'uomo e per l'uomo, è stata donata per aiutarlo nelle scelte, nei comportamenti, per aiutarlo a capire cosa è bene e cosa è male, quali devono essere i suoi parametri di giudizio; per poterlo fare c'è bisogno che la Parola diventi "parola", cioè che venga mediata, che venga "sminuzzata", che venga, in pratica, fatta entrare nella vita e nei discorsi quotidiani.
Oggi c'è una frattura tra Parola e vita, noto infatti stupore negli occhi di chi, quando gli dimostri che la Parola non parla di chissà quale astratta vita ma della vita concreta, scopre che quella Parola "parla" agli uomini ed è straordinariamente familiare e vicina alla loro esistenza.
Come se la Parola chissà di cosa dovesse parlare secondo loro! Questo denota anche come ci sia una scarsa, se non nulla, lettura e meditazione della Parola tra i cattolici italiani.
La maggioranza degli italiani (penso attorno all'80% dei battezzati), pur battezzata, non vive per davvero la propria fede.
Il cristiano è chiamato, per una evangelizzazione più efficace, ad agire verso queste persone proprio nel senso suddetto facendo capire che ci si può rivolgere per davvero a Dio, che non è un Padre lontano e disinteressato, che il Suo messaggio non è fine a se stesso ne tantomeno autoreferenziale ma che Dio vuole la relazione con l'uomo, è sempre pronto ad andargli incontro, ad accorglielo, che Gesù è morto e risorto anche per loro, che è bello vivere alla sequela del Signore e che, seppur si debba sacrificare qualcosa di nostro, quello che se ne guadagna è molto più grande.
Verso i non-credenti e i dubbiosi, invece, si rende ancora più significativo il portare la Parola nelle parole di ogni giorno, spogliata talvolta della Sua solennità, proprio per darle un carattere di normalità e di realizzabilità non facendo sorgere a priori quella sorta di nausea verso il sacro che questa tipologia di persone potrebbe provare che li porterebbe a non ascoltare e facendoli arrivare a pensare che la Parola non sia tanto un'invenzione e che abbia un collegamento con la vita dell'uomo!
Nel fare questo però non bisogna cadere in ciò che Papa Benedetto XVI ha ricordato anche nel discorso all'Azione Cattolica il 4 maggio 2008: nella tentazione dell'adattamento, nell'annacquamento della dottrina e nell'accondiscendenza verso il mondo.
La fede, con la sua dottrina, va testimoniata per intera senza paura dei giudizi altrui, farlo è anche una misura di rispetto, oltre che verso la Chiesa, anche verso le persone che ricevono la testimonianza perchè ricevono, per l'appunto, una testimonianza veritiera e non un quadro distorto e modificato solo per compiacere.
 
 
SEMINARIO ACR
 
Temi del seminario ACR tenuto a Napoli al hotel Jolly sono stati la libertà e l'educazione, io ho partecipato solo al secondo dei temi, essendoci andato solo la domenica mentre il seminario era di due giorni, ed ho trovato conferma ad alcuni miei pensieri.
Si è detto inizialmente che le tre agenzie di educazione: famiglia, scuola, chiesa sono in crisi, poi come motivazione a questa crisi è stato detto che queste agenzie sono scollegate.
Sono molto d'accordo con questo pensiero, vedo che oggi l'ACR riesce ad avere maggiore presa su quei ragazzi le cui famiglie appoggiano la loro partecipazione accompagnandoli a Messa e alle riunioni, facendoli tesserare e riconoscendo, loro per primi, agli educatori e al cammino di fede autorevolezza.
Questi esempi di collaborazione testimoniano come l'educazione di una possa essere più feconda se è in sintonia ed in collaborazione con l'educazione dell'altra.
Per poter mantenere e rafforzare quest'efficacia educativa c'è bisogno di irrobustire il rapporto con le famiglie dei ragazzi, bene fa l'ACR ad organizzare incontri con i genitori nei quali comunicare i temi che si affronteranno durante il cammino, a presentare gli educatori ma anche semplicemente per conoscersi.
Purtroppo la realtà non è tutta così (almeno da me), la maggior parte dei genitori manda i figli all'ACR più per passatempo che per il loro condividere il progetto educativo, più per non tenerli in casa o in strada che per dargli una formazione cristiana, e quando i presupposti sono questi è difficile avviare un rapporto di conoscenza e di collaborazione perchè sono disinteressati fondamentalmente. Però ciò non deve scoraggiare, bisogna costantemente sollecitare il loro interessamento.
Altra frattura grave purtroppo è quella tra famiglia e scuola, la maggior parte dei genitori non segue i figli come si deve, alcuni non riconoscono autorevolezza alla scuola e ci ritroviamo di fronte casi in cui il professore viene aggredito da genitori non contenti per i voti dati ai figli.
 
continua
 
October 24

Canzoni

Durante la nostra vita ci capita di ascoltare tante belle canzoni, ma solo poche di queste diventano per noi capolavori.
Capiamo che una canzone è un capolavoro quando alle parole, già di per se profonde e capaci di far vibrare l'anima, si sa unire anche la musica che aiuta a suscitare le emozioni che il testo vuole trasmettere; ma soprattutto capiamo che una canzone è un capolavoro quando ascoltandola, pur a distanza di mesi, essa non cessa di "parlarti", non cessa di suscitarti pensieri ed emozioni, non cessa di elevarti.
E' un capolavoro della musica "Your song" di Elton John.
Questa canzone ha un testo semplice ma che sa cogliere e descrivere la bellezza e la profondità delle sensazioni che genera l'amore proprio perchè semplice, nella sua ingenuità esprime una romanticità davvero sublime e commovente, mostra il sentirsi piccoli e quasi timorosi di fronte all'amore.
E' un racconto dell'amore più puro e più grande che l'uomo possa provare, quell'amore in cui l'uno vive per l'altro e ciò che è dell'uno è anche dell'altro.
I versi che dicono "my gift is my song and this one's for you. And you can tell everybody this is your song", "il mio regalo è la mia canzone e questa è per te. E puoi dirlo a tutti questa è la tua canzone" esprimono come ciò che è di uno diventa dell'altro, "la mia canzone" diventa "la tua canzone", dimostrano come l'amore vero porta a "perderci" per l'altro e nell'altro e "perdendoci" nell'altro in realtà ritroviamo e realizziamo pienamente noi stessi.
La frase finale del ritornello "how wonderful life is while you're in the world", "come è meravigliosa la vita finchè sei al mondo" è di una bellezza sconvolgente, un attestato di una felicità che il cuore non riesce a contenere, un'espressione quasi di devozione nei confronti della persona amata.
La musica dolce ed armoniosa poi, se chiudo gli occhi, me la immagino suonata dagli angeli seduti sui candidi sgabelli del Paradiso.
 
 
October 20

Napoli - Juventus 2-1 SI GONFIA LA RETE!!!!!!!!!!!!!!!

ORGOGLIO E PASSIONE by RAFFAELE AURIEMMA

      

October 15

Buco nero (dedicata all'amore)

Mi capita di essere preso da una strana sensazione,
una sensazione che mi spinge a rallentare,
che mi spinge a pensare,
mi fermo e la "guardo".
Un buco nero nell'universo della mia anima
ecco cos'è per me l'amore ora!
Un insieme di desideri:
come vorrei avere colei a cui posso dire
"sai stasera ho ascoltato il cd che mi hai regalato?";
come vorrei avere chi affoga la mia stanchezza e la mia solitudine
in dolci abbracci e passionevoli baci.
Amore quanto mi manchi!
E' difficile fare a meno di te
quando si è capita la tua importanza per l'anima.
Amore ti sono fedele!
Anche se soffro
so che c'è un legame indissolubile e naturale
che mi lega a te e che mai si scioglierà,
che mi porta dire che
per quanto male possa fare
non smetterò mai di voler amare.
October 12

Riflessione sul commento "E' davvero cultura?"

Non ho voluto scrivere questa riflessione nel commento precedente per due motivi:
- il commento precedente è già molto lungo ed inserire anche questo testo (che non so ancora quanto sarà lungo) penso scoraggerà ancora di più dal leggerlo;
- in fondo questo post ha finalità diverse dal precedente.
 
Non so se il cosidetto metodo storico-scientifico, con il quale si tenta di scindere Gesù da Cristo e la Chiesa da Gesù (pensando così di trovare il "vero" Gesù) che usa Augias, sia effettivamente il metodo più giusto per studiare un personaggio del Suo calibro; nella storia delle religioni in particolare, il metodo storico-scientifico, che pur è necessario per l'approfondimento delle conoscenze, mostra tutti i suoi limiti essendo per sua natura chiamato a ragionare sui fatti concreti e sul contesto nel quale avvengono e non può tenere in considerazione, ad esempio, la relazione che Gesù ha con il Padre e che questi ha con il Suo popolo, considerazioni che per chi crede sono necessarie ed imprenscindibili per capire pienamente il senso delle parole e delle azioni di Gesù.
Genererò dissensi da parte dell'area atea e agnostica, ma per capire profondamente la persona di Gesù bisogna partire dal presupposto che è Dio, bisogna partire dal presupposto della fede.
Decidere di non considerare un aspetto che è proprio della personalità di una persona equivale a trarne un "ritratto" distorto, snaturato e tra l'altro, come dimostrano le ricostruzioni ottenute seguendo questa metodologia, non univoco; e quindi assisitiamo ai ritratti di Gesù rivoluzionario, anarchico, socialista, buonista, moralista, ecc.
Questa molteplicità di personalità nasce non tenendo conto della relazione filiale di Gesù con Dio, ciò fa emergere ritratti addirittura contrastanti come si è potuto vedere.
Non è corretto quindi "giudicare" Gesù considerando le sue parole e le sue azioni in se, tra l'altro poi queste descrizioni parziali non giustificano nessuna, secondo me, il Suo sacrificio.
Perchè un rivoluzionario o un anarchico si sarebbe fatto catturare ordinando ai suoi discepoli di non usare armi e si sarebbe fatto condannare senza dire una parola in sua discolpa?
E cosa spinge un buonista o un moralista a lasciare che lo si catturi e lo si condanni a morte? E perchè non protesta per la condanna? Perchè non cerca di far valere le sue ragioni?
Basandoci solo sulle descrizioni parziali di cui sopra, ad un certo punto arriviamo ad un vicolo cieco, ad una domanda senza risposta con gli elementi che si è tenuti in considerazione: perchè ha permesso che lo uccidessero?
La risposta ce la può dare lo sguardo della fede che, a conti fatti, risulta essere il più ragionevole: Gesù Figlio di Dio, incarnatosi per dimostrare agli uomini che la Santità è donata anche a loro, che questi possono raggiungerla pur con i loro limiti e che la via per la Santità è egli stesso, morto e risorto per "lavare" i peccati dell'uomo divenuto abominio per Dio e ristabilire l'alleanza tra l'uomo e il suo Creatore. E tutto ciò per amore.
Solo l'Amore può spiegare Gesù, le Sue parole, le Sue azioni, e soprattutto il Suo sacrificio, senza correre il rischio di cadere in false personalità contraddittorie tra loro.
Quell'Amore viscerale, radicale e superiore che può essere paragonato all'amore di una mamma verso il suo bambino.
Solo l'Amore, e quindi Dio, può spiegare Gesù.
 
Per la Chiesa il ragionamento è simile: è difficile spiegare la nascita e l'evoluzione di un'istituzione nella quale agisce lo Spirito Santo, anche se non sempre è ascoltato, senza considerare appunto lo Spirito Santo.
Di certo il fatto che una religione nata in cattività arrivi ad essere oggi la più diffusa ci deve far riflettere ed andare oltre al pensiero istintivo di un favoreggiamento del potere temporale a seconda delle epoche.
La Chiesa ai suoi albori era fortemente perseguitata e, pur con il forte tentativo di repressione, si è diffusa in tutto l'impero.
Su questo il metodo storico non riesce ad andare oltre il fatto che si sia diffusa, non è in grado di capire il perchè.
E qui ritorna lo sguardo della fede per comprendere la storia della Chiesa: riuscire a diffondere un messaggio visto come eresia sia dagli ebrei che dai pagani, ed arrivare a diventare più diffuso di queste stesse religioni vuol dire che i portatori di questo messaggio avevano una grande forza persuasiva in grado di entusiasmare le persone e che, nonostante le violenze, non cessavano di professare quel messaggio e spingevano la gente a credere nonostante i pericoli che sapevano di correre nel convertirsi a quella religione.
Non è tanto facile valicare l'istinto di sopravvivenza dell'uomo, non è tanto facile convincerlo ad abbandonare un culto "sicuro" per una religione vista come un morbo da sopprimere.
Ecco perchè credo che lo Spirito abbia agito sulla prima Chiesa ed agisce sulla Chiesa di oggi.
October 04

E' davvero cultura?

"Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione, una Chiesa, che portassero il suo nome; mai ha detto di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, per ristabilire cioè l'alleanza fra Dio e gli uomini; non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio; mai ha detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona, e con una vaga entità immateriale denominata Spirito. Gesù non ha mai dato al battesimo un particolare valore; non ha istituito alcuna gerarchia ecclesiastica finché fu in vita; mai ha parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie, formule; mai ha pensato di creare una sterminata falange di santi. Non è stato lui a chiedere che alcuni testi, i vangeli, riferissero i suoi discorsi e le sue azioni, né ha mai scritto personalmente alcunché, salvo poche parole vergate col dito nella polvere. Gesù era un ebreo, e lo è rimasto sempre; sia quando, in Matteo 5,17, ha detto: «Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto per abolire ma per dare compimento»; sia quando, sul punto ormai di spirare, ha ripetuto l'attacco straziante del Salmo 22: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?."
 
Questa è la prima parte della premessa al nuovo libro di Corrado Augias, "Inchiesta sul Cristianesimo" (del quale, a dire il vero, esiste un omonimo più vecchio, edito sempre dalla Mondadori, di Vittorio Messori), ho avuto modo di leggerla stamattina a "La Feltrinelli" all'Ipercoop di Afragola-Acerra-Casalnuovo (nun se capisc stu cos a qual paese apparten!) e devo dire che questo libro inizia proprio con presupposti falsi, ecco le mie motivazioni:
 
"Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione, una Chiesa, che portassero il suo nome"
 
Il seguente è il Vangelo secondo Matteo capitolo 16, versetti dal 13 al 18:
 
Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
 
Penso che sulla base della frase di Gesù sottolineata si possa confutare questa prima proposizione della premessa di Augias.
Gesù parla chiaramente di una "sua chiesa" e di volerla edificare su Pietro, se non è questa manifestazione della volontà di Gesù di voler creare una Chiesa che fosse sua...
Discorso diverso per la religione invece. Probabilmente, nella nascita del Cristianesimo, molto ha contribuito la storia.
Gesù probabilmente non intendeva porre una divisione tra l'Ebraismo e quello che sarebbe stato chiamato Cristianesimo; ma c'è da dire che probabilmente nemmeno i primi cristiani avevano intenzione di crearla nel loro primo proselitismo, erano convinti che il messaggio di Cristo fosse il compimento e la reale intepretazione della Torah; diciamo che probabilmente a contribuire alla nascita del Cristianesimo è stato lo stesso Ebraismo nel non accettare la novità portata da Gesù generando quindi la divisione.
 
 
"mai ha detto di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, per ristabilire cioè l'alleanza fra Dio e gli uomini"
 
Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. (Mc 10, 45)
 
La terra è stata profanata dai suoi abitanti, perché hanno trasgredito le leggi, hanno disobbedito al decreto, hanno infranto l'alleanza eterna. La terra è stata profanata dai suoi abitanti, perché hanno trasgredito le leggi, hanno disobbedito al decreto, hanno infranto l'alleanza eterna. (Is 24, 5)

Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. (Mt 26, 26-28)
 
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?». Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù. (Gv 18, 33-36)
 
Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. (Mt 28, 17-18)
 
Premettendo che il Catechismo della Chiesa Cattolica non parla del sacrificio di Gesù per riparare al peccato di Adamo ed Eva, bensì al peccato in generale (anche perchè, da Adamo a Gesù, Dio stipula un'alleanza prima con Noè e poi con Abramo con le quali Dio condona i peccati degli uomini); c'è bisogno di commenti?
Forse solo per chiarire il collegamento tra gli ultimi due passi riportati: nel primo tratto dal Vangelo secondo Giovanni, Gesù è di fronte a Pilato e con la Sua risposta palesa una divisione tra la terra e il Regno dei cieli; nel secondo passo dal Vangelo di Matteo, Gesù afferma di avere ora (dopo la Resurrezione) potere in cielo e in terra, a conferma della riunificazione dei due "regni" e quindi dell'Alleanza tra Dio e gli uomini.
Il frammento biblico tratto dal libro del profeta Isaia l'ho inserito solo per rimarcare il fatto che l'Alleanza era stata violata.
 
 
non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio;
 
E' vero che Gesù non ha mai detto di essere nato da una Vergine, ma se un libro vuole indagare sul Cristianesimo (senza considerare il Nuovo Testamento perchè obiettivo di questi libri è quello di voler affermare che molto di ciò che la Chiesa predica è frutto dell'idea degli autori neotestamentari, in particolare San Paolo, e dei Padri della Chiesa e quindi non di Gesù), deve considerare anche da quale cultura e da quale tradizione proviene, ovvero quella ebraica (non solo le frasi di Gesù); e deve farlo sempre e non a tratti.
E proprio nella religione ebraica, in particolare nel libro del profeta Isaia, vi è questa frase ripresa poi dall'evangelista Matteo:
 
Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. (Is 7, 14)
 
Mentre l'evangelista Luca scrive:
 
Nel sesto mese [della gravidanza di Elisabetta ndr], l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; (Lc 1, 26, 32)
 
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
 
Pertanto si può affermare che la questione della nascita da una vergine per opera di Dio è riportata inizialmente nell'Antico Testamento e poi nei Vangeli (non c'è l'impronta degli autori neotestamentari venuti dopo Gesù!).
 
 
mai ha detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona, e con una vaga entità immateriale denominata Spirito.
 
Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 10, 30)
 
Su questa davvero non c'è bisogno di commenti.
Per quanto riguarda lo Spirito ci sono riferimenti nel Vangelo nei quali Giovanni Battista indica Gesù come capace di battezzare in Spirito Santo, lo Spirito Santo scende su Gesù e lui stesso afferma nei Vangeli di agire in virtù dello Spirito Santo, mentre prima di ascendere al cielo afferma:
 
Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo (Mt 28, 19)
 
E' Gesù stesso che indica le tre persone della Trinità ponendole allo stesso livello.
 
 
Gesù non ha mai dato al battesimo un particolare valore
 
Intanto mi pare che Gesù si sia fatto battezzare, Lui stesso battezza nel Vangelo (cfr Gv 3, 22) e nel frammento del Vangelo di prima, Gesù indica ai suoi discepoli di battezzare.
Non credo che Gesù raccomandi ai suoi discepoli qualcosa al quale non riconosce particolare valore, anzi indica il Battesimo come parte integrante (e rilevante per arrivare a nominarlo) dell'ammaestramento delle nazioni.
 
 
non ha istituito alcuna gerarchia ecclesiastica finché fu in vita; mai ha parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie, formule
 
Se vogliamo intendere la parola "gerarchia" in senso stretto, allora è vero che Gesù non ha istituito nessuna gerarchia, però nell'atto di affidare la guida della Chiesa nascente a Pietro, è pur vero che Gesù gli riconosce un'autorità rispetto agli altri discepoli.
E poi, a dire il vero, non riesco a capire dove sia il marcio nel fatto che si sia creata una gerarchia all'interno della Chiesa.
Con una mente libera da pregiudizi negativi si potrebbe definire la creazione della gerarchia come una misura di ordine sociale per facilitare la vita comunitaria.
Rafforza questa tesi il fatto che tutte le aziende abbiano una gerarchia.
Di certo la prima azienda creata non sarà partita con una gerarchia, ma quando ha cominciato ad ingrandirsi, sia in termini di persone che di spazi, il proprietario avrà cominciato ad avere difficoltà nella gestione ed ecco che si è creata la necessità di avere dei delegati che si assumessero la responsabilità di quelle persone e di quello spazio e che riportassero al proprietario per tenerlo al corrente della vita della sua azienda.
Ritengo che, con gli opportuni adattamenti, sia la stessa cosa anche per la Chiesa.
Il Papa oggi, da solo, non avrebbe modo di gestire un'istituzione che ha 900 milioni di fedeli e si estende per tutto il pianeta, ed ha quindi bisogno dei vescovi i quali hanno bisogno dei sacerdoti per meglio conoscere e capire la realtà ecclesiale nella quale vivono e che devono guidare; ma anche la Chiesa nascente, che non aveva i fedeli di oggi ma che erano comunque numerosi, ha avuto bisogno di creare i capi nelle comunità, i vescovi, per poter meglio curare la vita delle stesse.
Quindi una gerarchia nata per esigenze umane e ai fini del servizio e della crescita spirituale e, checchè se ne dica, continua a farlo.
Anche le 12 tribù di Israele avevano una gerarchia tra l'altro.
 
Per quanto riguarda i precetti e le norme, che dire? Gesù ha dettato un'infinità di volte norme morali (es. ama il tuo nemico, se uno ti percuote porgi l'altra guancia, se devi fare un dono a Dio ma hai qualcosa contro un tuo fratello vai prima a riconciliarti con lui e poi torna ad offrire il tuo dono); per le cariche devo ricitare "l'investimento" di Pietro a capo fisico della Chiesa; per i vestimenti e gli ordini di successione (che oggi non esistono nella Chiesa) è vero che Gesù non ha detto niente, ma come per la gerarchia, non ci trovo niente di male se si è avuta l'esigenza umana e sincera di avere dei particolari paramenti, anche se suppongo che in questo caso si sia guardato alle altre religioni allora esistenti; per le liturgie e le formule Gesù ha detto ai suoi discepoli di rievocare con il pane e con il vino il suo sacrificio in memoria di Lui, istituendo quindi la Liturgia Eucaristica e alla richiesta "Signore insegnaci a pregare" ha risposto lasciandoci il Padre Nostro il quale (semplicisticamente) può essere considerato come una formula.
 
 
mai ha pensato di creare una sterminata falange di santi. Non è stato lui a chiedere che alcuni testi, i vangeli, riferissero i suoi discorsi e le sue azioni, né ha mai scritto personalmente alcunché, salvo poche parole vergate col dito nella polvere. Gesù era un ebreo, e lo è rimasto sempre; sia quando, in Matteo 5,17, ha detto: «Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto per abolire ma per dare compimento»; sia quando, sul punto ormai di spirare, ha ripetuto l'attacco straziante del Salmo 22: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?."
 
Siccome la parte finale di questo spezzone della premessa del libro insiste sull'ebraicità di Gesù, io voglio prendere riferimenti proprio dall'Ebraismo per giustificare la "sterminata falange di santi" a testimonianza di come il Cristianesimo riconosce come l'Ebraismo sia uno dei suoi capostipiti dal quale ha tratto molto della sua dottrina, accogliendo come Parola di Dio la Torah (il loro libro sacro), ovvero la Genesi, l'Esodo, il Levitico, i Numeri e il Deuteronomio, e di come ne sia l'evoluzione (per i cristiani).
Nel libro del Levitico è scritto:
"Poiché io sono il Signore, il Dio vostro. Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo" (Lv 11, 44);
 
il Signore poi lo ripete nel verso successivo:
 
Poiché io sono il Signore, che vi ho fatti uscire dal paese d'Egitto, per essere il vostro Dio; siate dunque santi, perché io sono santo. (Lv 11, 45);
 
e lo ripete ancora ai capitoli 19 e 20:

"Parla a tutta la comunità degli Israeliti e ordina loro: Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo." (Lv 19, 2);
"Sarete santi per me, poiché io, il Signore, sono santo e vi ho separati dagli altri popoli, perché siate miei." (Lv 20, 26).

Gesù esprime la sostanza di queste frasi utilizzando un termine più umano, meno trascendente, ma facendo capire, ricollegandoci al Levitico, come la Santità sia la perfezione:

"Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste." (Mt 5, 48)

Quindi, per concludere, le Beatificazioni e le Canonizzazioni che la Chiesa celebra sono solo un riconoscimento che si fa a determinate persone per aver vissuto la loro vita in conformità alla volontà di Dio. Per quanto riguarda i Vangeli, Gesù non ha mai detto effettivamente di scrivere (ma è pur vero che non ha mai detto di non scrivere), ma ha detto qualcosa di più grande:

Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti. (Mt 10, 27)

Il particolare riferimento che Gesù fa dicendo di predicare sui tetti, mi dà l'idea di qualcosa che vada diffuso con la massima risonanza possibile e utilizzando strumenti che quindi garantiscano quest'ampia diffusione, i quali possono essere appunto dei testi che consentano di serbare un messaggio anche per le generazioni successive.  E poi, se mi è consentita una battuta, se non fossero stati scritti i Vangeli non staremmo a parlare di questo libro.

September 27

Siate un’Azione Cattolica con la bisaccia del mendicante

Il seguente è il messaggio del nostro vescovo di Nola rivoltoci durante l'omelia della Santa Messa del 5 agosto a conclusione del campo unitario diocesano. E' un messaggio che mi ha fatto vibrare l'anima, mi ha dato un'emozione che poche volte ho provato, come se quella parte trascendente presente in tutti noi, quella traccia che Dio ha voluto lasciare in noi, fosse stata toccata.

Messaggio di Mons. Beniamino Depalma

all’Azione cattolica diocesana a conclusione del Campo unitario

Frascati, 1-5 agosto 2008

«Siate un’azione cattolica

con la bisaccia del mendicante»

Cari amici,

nei giorni del campo unitario, abbiamo vissuto un’esperienza intensa di fraternità e di condivisione. Abbiamo gustato la bellezza dello “stare sul monte”, avendo costantemente davanti ai nostri occhi la presenza trasfigurante del Maestro che dà senso e spessore ai nostri cammini personali e associativi.

Al termine di questa bellissima avventura, desidero sostenervi e incoraggiarvi per il lavoro che svolgerete

a valle: nelle parrocchie e nei luoghi dove il Signore vi invia ad essere testimoni e annunciatori del suo amore per tutti.

Con simpatia e affetto riconosco e apprezzo il prezioso contributo che donate alla nostra Chiesa diocesana nell’ordinarietà della vita delle comunità parrocchiali, e mi piace pensare ad un’Azione cattolica che sappia essere il volto nuovo delle nostre parrocchie.

Un’AC che sappia essere disponibile a tutte le esigenze della comune missione evangelizzatrice, impegnata a colmare i vuoti e a sperimentare nuovi percorsi, tenacemente protesa a costruire comunione tra gruppi e movimenti, capace di offrire con creatività il proprio contributo perché la parrocchia si apra alla città.

Per questo vi dico con forza: sappiate essere, tra la gente,

mendicanti prima ancora che maestri. Siate cioè uomini e donne che non impongono mai la fede ma che sono capaci di trasmetterne e condividerne l’esperienza.

Ponetevi accanto agli uomini e alle donne del nostro tempo accompagnandone il cammino, perché la fede non può essere annunciata se non lasciando trasparire la bellezza dell’incontro con il Signore risorto.

E come mendicanti, mettete nella vostra bisaccia cinque cose che parlino di quest’incontro. Ponete nelle vostre bisacce un sasso del lago di Tiberiade, un po’ di erba del monte delle Beatitudini, un pezzo di pane delle dodici ceste della moltiplicazione, una scheggia della croce del Maestro, un pezzo d’intonaco del sepolcro.

Nella vostra bisaccia mettete, anzitutto,

un sasso del lago di Tiberiade: è il simbolo della quotidianità. Abbiate il senso della bellezza della quotidianità e sappiate annunciarne il valore. La vita di ogni giorno è bella ed è il luogo prezioso in cui far crescere la relazione intima con il Signore da cui scaturisce l’impegno duraturo nella comunità ecclesiale e nella città degli uomini. Abbiate cura per l’ordinarietà della vita.

Nella vostra bisaccia mettete

un po’di erba del monte delle Beatitudini. Le Beatitudini ci indicano il cammino per la vita felice e ci dicono che la felicità è possibile se ci si lascia amare da Dio. La più grande beatitudine è tutta qui: Dio vi ama, Dio si preoccupa di voi.

Nella vostra bisaccia mettete anche un pezzo del pane moltiplicato. Siate persone capaci di condivisione, capaci di condividere tutto. Sappiate condividere non soltanto le vostre cose, mettete a disposizione degli altri soprattutto voi stessi, il vostro talento, il vostro tempo.

E poi nella vostra bisaccia mettete

una scheggia della croce del Signore Gesù, soltanto una scheggia. Siate pronti cioè anche alla sofferenza e al fallimento, sapendo però che il fallimento non è l’ultima parola. Non abbiate mai paura del fallimento! Perché il fallimento secondo la logica umana può diventare potenza di Dio, secondo la logica dello Spirito. Sappiate amare fino all’impossibile, perché soltanto ciò che si fa per amore resta!

Infine nella vostra bisaccia mettete

un pezzo di intonaco del sepolcro che vi ricordi sempre che il sepolcro ormai è vuoto e che il Signore è con noi, cammina con noi fino alla fine del mondo.

Con voi, sogno un’Azione cattolica

bella, seria e coraggiosa. Un’Azione cattolica bella, che fa venire la voglia di parteciparvi – come nei giorni del Campo – perché sprizzate qualcosa di diverso. Un’Azione cattolica seria e coraggiosa, che sa proporre a tutti cammini qualitativamente alti e che non si spaventa delle difficoltà, né di quelle che vengono dall’esterno, né di quelle che possono venire dal di dentro, dall’interno dei gruppi o delle comunità parrocchiali.

Sappiate sempre amare la Chiesa con un cuore grande e siate sempre uomini e donne con il fuoco dentro piuttosto che con il lamento sulla bocca.

Siate un’Azione cattolica che sa affrontare anche la fatica e che sa guardare avanti e lontano, perché il Signore ci chiama a seguirlo là dove Lui ci conduce.

Sappiate sempre che in questa avventura difficile e affascinante non siete soli! Il Vescovo è al vostro fianco, vi sostiene, vi incoraggia, vi accompagna con la preghiera, l’affetto e l’amicizia.

Il Signore doni a ciascuno di voi coraggio e slancio nell’impegno costante a servizio del Vangelo.

Frascati, 5 Agosto 2008

Beniamino Depalma

September 26

Chi fa la volontà del Padre?

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21, 28-32):
 
28 Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna. 29 Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. 30 Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. 31 Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32 È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli.
 
Questo sarà il Vangelo di domenica prossima letto ieri durante l'incontro tra i catechisti con i cresimandi e i/le loro padrini/madrine (io sono padrino), questo breve brano mi offre lo spunto per tre riflessioni:
- il figlio che prima dice di no e poi va a lavorare nella vigna e che quindi fa davvero la volontà del padre (che poi è la metafora del Padre) rappresenta il guardare alla sostanza e non alla forma da parte di Dio, un Dio che guarda all'essenziale, che dà peso alle azioni più che alle parole;
- rappresenta l'eterna disponibilità al perdono, dovuta all'eterno Amore, da parte del Signore per il quale per quanto sia potuto essere cattivo in passato, per quante volte abbia potuto dire "no" alla Sua chiamata, quando deciderai di andare nella Sua vigna Ti accoglierà come se non avessi mai rifiutato.
In questo senso si ricollega al Vangelo di domenica scorsa (cfr Mt 20, 1-16) nel quale non importa quando si vada a lavorare nella vigna, la "paga" sarà sempre la stessa, uguale quindi anche a quella di chi magari ci lavora da più tempo.
Ed esempi vissuti di questa verità sono san Paolo (prima perseguitatore della Chiesa nascente poi il più grande missionario cristiano), sant'Ignazio di Loyola (prima cavaliere che non disprezzava la guerra poi asceta e fondatore dell'ordine dei Gesuiti), san Francesco d'Assisi (anch'egli combattente poi fondatore dell'ordine monacale dei francescani e rispolveratore della fede in un periodo in cui la Chiesa non era proprio immacolata), ecc;
- chi crede deve sempre possedere la semplicità e l'umiltà per credere, chi le perde paradossalmente smette di credere di fatto, infatti può accadere che la presunzione di credere annebbi gli occhi impedendo di vedere dov'è Dio, cosa che invece può fare chi non assolutizza la sua fede e la mette sempre in gioco.
September 23

Mi si è scritta nella mente

Della Liturgia di ieri mi è rimasta impressa questa frase tratta dal libro dei Proverbi:
 
Non negare un beneficio a chi ne ha bisogno, se è in tuo potere il farlo. Non dire al tuo prossimo: «Và, ripassa, te lo darò domani», se tu hai ciò che ti chiede.
 
Nessun commento stavolta.
Risuoni questa frase nell'anima di tutti.
 

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